Il futuro di atomi e molecole: problematiche sull'inquinamento e il progresso

Lo studio della chimica ha importanti conseguenze sia sulla società che sulla natura.

Ad esempio l'inquinamento è una conseguenza di un uso non corretto del progresso scientifico.
Osserviamo l'inquinamento del mare: per effetto delle piramidi alimentari le catene "preda - predatore" concentrano le molecole tossiche e riportano all'uomo i veleni riversati nelle acque.


L'inquinamento non è prodotto solo dalle industrie in generale, ma anche dall'agricoltura che serve per produrre alimenti.
La lotta contro la fame ha giustificato un tipo di agricoltura dove sono usate sostanze chimiche per distruggere erbacce, muffe e insetti parassiti che distruggono il raccolto.
La meccanizzazione agricola e l'uso di pesticidi hanno portato ad un miglioramento, ma anche a conseguenze catastrofiche: i prodotti chimici sono entrati nella catena alimentare e nei cicli biologici avvelenando le falde acquifere ad esempio.


Sono sorte industrie chimiche che per i rischi immediati che corrono la popolazione sono molto più pericolose anche delle centrali nucleari.

Le centrali nucleari sono sottoposte ad un elevatissimo controllo per ridurre i rischi dovuti ai difetti di funzionamento. Si sono infatti verificati nel passato incidenti catastrofici, com'è avvenuto nella centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina nel 1986. La sua esplosione ha diffuso una contaminazione radioattiva in gran parte dell'Europa. La fissione del nucleo atomico, infatti, produce, oltre che energia, una grande quantità di scorie che rimangono radioattive per lunghissimi anni. L'esplosione diffuse queste scorie nell'atmosfera, ma anche in caso di funzionamento normale, le scorie rappresentano un problema di difficile soluzione, perché non si sa come smaltirle, e se i loro prodotti arrivano ad inquinare la biosfera, i cicli biologici e le catene alimentari arrivano inevitabilmente all'interno degli organismi viventi. Qui gli isotopi radioattivi danneggiano il programma genetico delle cellule. Ciò produce gravi danni all'organismo colpito da radiazione, ad esempio tumori e leucemie, oppure danni che si trasmettono geneticamente alle generazioni future.
Questo pericolo ha condotto l'opinione pubblica ad avversare la costruzione delle centrali nucleari, e a richiedere la chiusura di quelle esistenti.

Tutta via il vero problema dell'era atomica è quello degli arsenali militari stracolmi di testate nucleari che potrebbero distruggere l'intera umanità.

L'avversione contro la fissione nucleare è una manifestazione indiretta del desiderio di pace che hanno gli uomini di tutto il mondo.

Nell'opinione pubblica si sono sviluppati, verso la scienza, tre atteggiamenti:
1. Per alcuni occorre rinunciare gradualmente alla scienza e ai consumi, mettendo al primo posto il recupero della natura.
2. Per altri sarà addirittura la scienza stessa a risolvere, con il suo sviluppo, i problemi.
3. Per altri ancora si è data troppa importanza alla produzione di beni materiali. Secondo questa visione delle cose, la scienza è necessaria allo sviluppo dell'umanità, ma questa non è sufficiente a proteggerla. Si cerca perciò di trovare un equilibrio tra la natura e lo sviluppo.

Si cercherà di dare all'ecologia un ruolo creativo e la funzione di orientare la tecnologia verso soluzioni più complesse.
La futura società si edificherà accettando la sfida della complessità, senza semplificare quella esistente.
Il mondo dovrà essere considerato come un unico ecosistema. Ogni ambiente rappresenterà un valore culturale sul quale investire per il suo miglioramento.


Noi pensiamo che sia un buon obiettivo quello indicato nel punto tre.